M.A.I AWARD ESTATE 2010


Durante quest’estate abbiamo ricevuto molto materiale relativo al nostro invito di scrivere un articolo o inviarci una foto avente come tema il vostro essere M.A.I.
Lettere, riflessioni, denunce, sfoghi, articoli tutti con la medesima voglia di resistere e di continuare a lottare. Tutti provenienti dal cuore e ad altrettanti cuori destinati.
Avremmo dovuto scegliere un vincitore, invece ci siamo limitati a selezionare il materiale (inedito) più’ meritevole decidendo di dare visibilità a più’ di una persona e di lasciare a voi il giudizio finale.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno inviato i loro articoli, tutti molto interessanti. Importante sintesi di un malessere generale e molto molto M.A.I..
Meritano davvero di essere letti e votati.
Pertanto vi invitiamo a leggere in commenti il vario materiale inviatoci e scegliere entro il 20 settembre l’articolo o la foto che preferite.

Potrete votare ogni articolo o foto attraverso “la manina” in fondo a ciascun commento (non verranno considerati i “non mi piace” ai fini del voto).

Il 20 settembre alle ore 00.00, chiuse le votazioni, proclameremo vincitori  i 3 “resistentissimi estate 2010” che avranno il maggior numero di “mi piace”.

Grazie a tutti per la partecipazione! 🙂

N.B.
ABBIAMO PRESO IN CONSIDERAZIONE SOLO ARTICOLI E FOTO INEDITI, MAI PUBBLICATI PRIMA.
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commenti
  1. admin ha detto:

    di Roberto Gianantoni

    LIBERTÀ: noi siamo nati liberi. La libertà consiste nel poter agire con la propria volontà senza costrizioni di sorta, di potere agire secondo le nostre scelte, tuttavia in una società come la nostra la libertà è comunque limitata e condizionata dal mondo che ci circonda, dalle leggi dello stato e anche dal rispetto della libertà degli altri. La libertà infatti ha un forte collegamento con la morale.
    In questi ultimi tempi si è parlato molto della “libertà di espressione” la libertà di dire, scrivere ed informare con qualsiasi mezzo comprese le varie arti. Ma quando uno di questi mezzi viene usato per minare consapevolmente la libertà altrui è un fatto molto grave. Essere privati della propria libertà e non rendersene conto è una cosa molto grave per chi lo fa. Un esempio: se leggo in una rivista o guardo in tv delle cose che apparentemente mi sembrano piacevoli ma inconsapevolmente mi inducono ad un certo comportamento ( fare diete, comportarsi in un certo modo, vestirsi in un certo modo e molto altro) questo significa che io non sono più libero e purtroppo queste cose al giorno d’ oggi succedono quotidianamente.

    UGUAGLIANZA : già la parola in se esprime il concetto, l’ essere uguali. Naturalmente fin dalla nascita non tutti siamo uguali ma la cosa preponderante è che lo stato in cui viviamo si promuova per abolire le eventuali differenza sociali. Questo significa che la legge deve essere uguale per tutti e le differenze per nascita o condizione sociale vengono abolite e che ognuno ha il dovere di contribuire alle spese dello Stato in proporzione a quanto possiede.

    FRATELLANZA: dovrebbe essere in pratica un diritto dovere di un cittadino di “non fare agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi” e fare costantemente agli altri il bene che si vorrebbe ricevere.

  2. admin ha detto:

    di Gino Spadon

    Non passa volta, quando incontro qualche amico straniero, che non mi si chieda perché un uomo come Berlusconi goda presso gli italiani di un consenso così vasto e così durevole. Non riescono a capire come cittadini pensosi dell’avvenire democratico del proprio paese non si sentano rivoltare Lo stomaco davanti alle macroscopiche manchevolezze di un tale personaggio che non manca occasione per rivelarsi, sia in patria che in terra straniera, come:
    a) un omerico gaffeur (basti ricordare, sommariamente antologizzando, la gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari, la figuraccia con la Merkel al vertice Nato, la battuta su Obama salutato come “bello, giovane e abbronzato”, la sua proposta, di segnalare come “kapò” il deputato Martin Schulz, la sua dichiarazione sui cinesi accusati (sic) di “bollire i bambini per concimare i campi”);
    b) un buzzurro da strapaese pronto ad alzar corna nelle foto ufficiali (famosa quella di Caceres) o a sguainare il dito medio negli italici comizi,
    c) un barzellettiere da osteria (celebri e sinistre le sue “lepidezze” sui lager, sui malati di Aids o sui froci);
    d) uno sbruffone da commedia dell’arte, capace di mettere d’accordo, a suo dire, Obama e Medvedev, di appianare le divergenze fra Gheddafi e il mondo intero, di liberare dalle grinfie libiche il cittadino svizzero che nessuno era riuscito a restituire alla sua famiglia, di offrire una moglie italiana a Sarkozy, seduttore evidentemente poco dotato;
    e) un bauscia sfacciato al punto da distribuire orologi d’oro ai leader presenti in Canada proprio nel bel mezzo di un discorso di Chirac;
    f) uno sciupafemmine da giornaletto porno, ghiotto di natiche (quante volte ha chiesto di “palpare” questa o quella), pronto a vantarsi di aver sedotto un esercito di donne dall’attempata presidentessa finlandese Tarja Halonen alle giovani menadi di lui assetate e, nello stesso tempo, così pirla da farsi incastrare da una escort.
    A questi amici stranieri, che hanno la delicatezza di non accennare alla pochezza intellettuale di questo “sorbonnard” da corsi estivi, io cerco di dare una risposta che sento sommaria e imprecisa ma che è l’unica che sono in grado di dare. A mio modesto avviso le ragioni del successo di questo mediocre personaggio stanno essenzialmente nella sua capacità di interpretare o, per dir meglio, di incarnare quel fascismo di fondo di cui gli italiani, in maggiore o minor misura, sono impregnati da sempre. Sono testimonianze di questo suo fascismo, un comportamento volto a incanaglire un popolo che ama, ahimè, essere incanaglito.
    Berlusconi è, insomma, il piazzista giovialone che per farsi amare dalla sua clientela (e cioè dagli italiani) non trova nulla di meglio che omologare ogni valore verso il basso. Eccolo quindi darsi da fare per contrabbandare la volgarità per spontaneità, l’incultura per amore della semplicità, la vanagloria per amor proprio, l’autoritarismo per autorevolezza, l’arroganza per senso dell’onore, la svenevolezza per sensibilità, la prepotenza per vigoria, la grossolanità per arguzia, la protervia per prestigio, la sciatteria per semplicità dei modi, l’intrallazzo e l’inganno per lucida italica malizia, la capacità imbonitoria per superba arte del persuadere, le barzellette da carrettiere per fine umorismo, le avventure di un don Giovanni da strapazzo per imprese epiche, la maleducazione del cialtrone per emancipazione da conformismi obsoleti.
    A ciò si aggiunga il suo comportamento da insopportabile “fasso tuto mi”. Se il Ganascia, buon’anima, amava caracollare su cavalli bianchi, gettarsi dentro cerchi di fuoco, trebbiare a petto nudo sulle aie d’Italia, passare in rassegna mucche e carri armati, volteggiare su attrezzi ginnici, guidare macchine ed aerei, sderenare battaglioni di pulzelle, Berlusconi, per parte suo, è il presidente-operaio-oratore-canterino-allenatore-autobiografo-sciupafemmine “che tutti ci invidiano” (ipse dixit). E’ lo statista di genio che da lezioni ai grandi della terra, è il manager infallibile che sa come risolvere i problemi di Fiat o Alitalia, è l’acuto scoliaste dell’opera di Erasmo, è il divino taumaturgo che guarisce fanciulli comatosi.
    Soperchierie, s’intende, indicibili panzane, capriole da guitto, sparate da capitan Fracassa, ma tutto questo piace (almeno fino ad oggi) a una gran parte degli italiani. I quali sono affascinati oltre che dai comportamenti, dalla strepitosa ricchezza di questo personaggio che nulla distingue da loro per filosofia di vita e per livello culturale. Se ha avuto successo un uomo come lui, sembrano dirsi, perché non avremmo dovuto (perché non dovremmo) averlo noi? Ecco l’assimilazione cretina in cui molti, magari non del tutto consciamente, si compiacciono. Ed è inutile cercare di convincerli che non basta per diventare miliardari, come ci ha assicurato Berlusconi nella sua famigerata autobiografia, avere, un padre bancario che spegneva le lampadine prima di lasciare l’ufficio e una madre economa che conosceva tutti i mercati ortofrutticoli del circondario. L’idolatra non ha occhi che per il suo idolo.
    Ma è possibile, mi chiedono gli amici stranieri, dopo aver preso atto di un quadro così fosco e sconfortante, che non ci sia nella cerchia di Berlusconi qualche persona di buon senso che gli suggerisca comportamenti più consoni alla figura di un uomo di Stato? La risposta è “no”, non esistono. I suoi “fans” si dividono in due gruppi di diversa consistenza: ci sono gli adoranti in buona fede, i meno colpevoli, quelli che un giorno dovranno pure prendere coscienza dell’inganno; ci sono poi gli adoranti in malafede, gli irrecuperabili, quelli che esalteranno tutto del padrone “etiam peccata” perché alla greppia di questo ricco padrone hanno trovato di che mangiare, di che dormire ….. ed altro ancora

  3. admin ha detto:

    di Attilio Altieri

    RIMOSSO

    ARTICOLO TOLTO PERCHÉ’ Già EDITO.

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    🙂

    GRAZIE

  4. admin ha detto:

    di Daniela Testa (Caserta)

    I GIOVANI E IL LAVORO PRECARIO
    “Il lavoro nobilita l’uomo”, così recita un vecchio detto, ma è vero ancora oggi?
    Domandatelo ai lavoratori precari, ai giovani che si ritrovano a trent’anni senza un posto fisso, a coloro che ogni giorno ingrossano le file degli uffici di collocamento, e a chi dopo anni di studi e qualifiche di vari livelli invia centinaia di curricula, ottenendo raramente una risposta.
    Non inganniamoci, la Legge 30 del 2003, Legge Maroni o Biagi che dir si voglia, che doveva “realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani”, ha invece contribuito ad ingrossare le file di lavoratori precari, permettendo alle aziende di inventare svariate e fantasiose tipologie contrattuali. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni. Accade così che la tanto decantata flessibilità faccia rima con precarietà e che il lavoro sicuro diventi una chimera legata ai racconti dei genitori. Sono sempre di più, infatti, coloro che, pur di ottenere il primo agognato impiego, accettano stage e tirocini non retribuiti o contratti a tempo determinato che quasi mai si tramutano in lavoro stabile. Se parlate con alcuni di loro del mondo del lavoro, difficilmente nomineranno tra le opzioni un “contratto a tempo indeterminato”. Sarà molto più facile che vi parlino di contratto d’inserimento, a progetto, d’apprendistato o di somministrazione di lavoro. Senza scendere troppo nei dettagli, queste varie forme di contratto dai nomi fantasiosi sono tutte accomunate dal fatto che, si badi bene, non c’è nessun obbligo per l’azienda di assumere a tempo indeterminato il lavoratore, alla data di scadenza prestabilita dal contratto.
    Nessuna certezza dunque per i neo laureati, eppure, nonostante l’inganno sia noto, le percentuali parlano chiaro: il 26% dei giovani dichiara di essere impegnato in attività di stage e tirocinio; il 21% di avere un contratto di assunzione a tempo determinato; il 18% un contratto di inserimento; il 6% un contratto a progetto; il 4% un contratto di somministrazione di lavoro (ex-interinale); il 5% di essere impegnato in attività di apprendistato; il 3% in attività di apprendistato professionalizzante ed infine, solo il 16% può vantare il tanto agognato contratto di assunzione a tempo indeterminato.
    Insomma, oggi essere disoccupati non vuol dire necessariamente che non si lavora, perché la maggior parte dei disoccupati ha un’attività non remunerata o un lavoro precario o passa alternativamente dalla disoccupazione all’impiego o ancora lavora solamente d’estate.
    “Gli schiavi moderni” – così li ha definiti in un suo libro Beppe Grillo e ancora continua: “l’Italia si è trasformata in una nazione di precari, di sotto-occupati e di senza lavoro. Di universitari che rispondono nei call center a 5 euro all’ora. Lordi naturalmente”. A lui fa eco Joseph E. Stiglitz, premio Nobel per l’Economia: “In Italia un precario ha una probabilità di essere licenziato nove volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, cinque volte minore e fino al 40% dei lavoratori precari è laureato. Ma se li mettete a vendere le patatine o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?”

  5. admin ha detto:

    di Domenico Mimmo Minutolo – Spilinbergo (PN)

    “Eccovi una foto scattata in Luglio a Gallipoli, mentre bazzicavo per la prima volta in Salento.”

  6. admin ha detto:

    di Raffaella Costi

    RIMOSSO

    ARTICOLO TOLTO PERCHÉ’ Già EDITO.

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    GRAZIE

  7. admin ha detto:

    di Raffaele Grieco, Casoria (NA)

    Mi chiamo Diritto. E protesto. (A quegli illustri personaggi che guidano l’italiota penisola)

    Illustri signori,
    sono certo che il mio nome stimolerà, anche se solo alla lontana, la parte del vostro cervello da cui scaturiscono i ricordi.

    Mi chiamo Diritto. Lo so, è un nome pesante… cosa posso farci? A mia madre, la signora Verità, piacevano i nomi altisonanti. Sono nato… beh, a dir la verità non so nemmeno io dove e, men che meno, quando. Quella santa donna di mia madre non me l’ha mai detto, ed ogni volta che glielo domandavo mi rispondeva che io non potevo avere un compleanno come tutti i comuni mortali, ma che ero talmente speciale da dover essere festeggiato ogni giorno. A dir la verità, una volta anche questa regola ebbe la sua eccezione. Era il 20 Maggio del 1970 quando, per la prima ed unica volta, ebbi una torta di compleanno tutta mia. Però, da buon bambino capriccioso qual ero, mi interessavo di una sola cosa: volevo sapere dove diavolo fossero i miei regali. Caspita, tutti i festeggiati ricevono i regali… quando rivolsi a mia madre la fatidica domanda, lei esibì il sorriso più bello del mondo e disse: “ragazzo mio, te ne hanno fatto uno bellissimo, di regalo. Si chiama Statuto, e ti sarà talmente utile che bacerai con orgoglio i piedi a chi te lo dona”.
    All’epoca mi era difficile capire, ed onestamente provavo pure un certo schifo al pensiero di baciare i piedi a chicchessia. Poi però ho imparato. Ho capito da solo che quel regalo, tanto astratto quanto grande, mi dava la più bella opportunità del mondo: grazie ad esso potevo difendere gli interessi delle persone vere, quelle che ogni giorno si spezzano la schiena e perdono la propria salute mentale per costruirsi un presente ed un futuro. Quelle sette lettere con cui potevo pronunciare il nome del mio regalo avevano il potere di rendere, per la prima volta, realmente umane le condizioni di queste persone. Poi però, le cose cominciarono a cambiare, e non in meglio…

    Non vi ho ancora detto che la signora Verità, il giorno dei miei natali, partorì due gemelli. Mio fratello ha, ovviamente, un nome altisonante almeno quanto il mio: si chiama Dovere. Com’è consuetudine nelle famiglie normali io e lui ci vogliamo un gran bene, e posso dire con assoluta certezza che nessuno dei due pensa qualcosa di male dell’altro. Però… un po’ lo invidio. E non perché lui conti più di me o perché qualcuno gli voglia più bene, ma solo ed esclusivamente per una questione di trattamento da parte vostra.

    Anche il compleanno di mio fratello viene festeggiato tutti i giorni, ed anche lui ha ricevuto un solo dono in tutta la sua vita. L’unica differenza è che il suo regalo (che, per dovere di cronaca, si chiama “Regolamentazione dei ruoli e delle mansioni”), grazie a voi ed alle vostre decisioni cervellotiche, si rimpolpa continuamente di nuove funzionalità e caratteristiche, mentre il mio diventa ogni giorno più indifeso ed inadeguato ai tempi. E la cosa peggiore è che, col vostro comportamento, non ho più la possibilità di aiutare nessuno: oggi una persona che normalmente si spezza la schiena e che si rivolge a me domandandomi, ad esempio, la possibilità di ammalarsi, si sente rispondere da mio fratello (che pure è una persona a modo, per la quale chiunque ha una dignità) con queste testuali parole: “Certo che ci si può ammalare, basta che durante la malattia ci assicuri tutto quello che ci assicuri quando stai bene”. Il che, per essere precisi, è come intimare a Gargamella di creare l’oro senza aver catturato nemmeno un puffo. Ma non c’è solo questo. Prendiamo ad esempio un pensatore nato negli anni ’80, abituato da sempre a dire la sua senza peli sulla lingua: ebbene, io prima potevo rassicurare questo poveretto sul fatto che nessuno gli avrebbe mai impedito di diffondere le sue idee, di farle conoscere al mondo. Oggi no. Oggi mio fratello ha il potere di dire a questa mente tanto aperta che, come in 1984 di Orwell, due più due fa cinque e, cosa inammissibile, che non c’è motivo di credere il contrario. E’così e basta, e chiunque voglia solo provare a dimostrare il contrario rischia di rimetterci somme di denaro che difficilmente, nell’arco di una vita, una persona normale vede tutte insieme. Potrei farvi altri mille esempi, ma non voglio annoiarvi. D’altronde voi siete persone abituate a spalancare la bocca per parlare, ma difficilmente usate gli occhi per vedere e le orecchie per ascoltare.

    Quindi ora vado dritto al punto, e vi domando: perché avete deciso, di punto in bianco, di rompere l’unico regalo che ho ricevuto nella mia vita e, contemporaneamente, di dotare quello di mio fratello di funzioni talmente sofisticate che
    nemmeno lui riesce ad usare senza far danni?
    Io una risposta me la sono data, e so per certo che voi non farete nulla per smentirmi: io, che di nome faccio Diritto, per voi sono un ostacolo, un qualcosa di cui liberarsi insieme a tutti quelli che mi seguono e a cui non va data nessuna possibilità di dire la propria. L’unica cosa che mi differenzia da mio fratello è la poca inclinazione ad assecondare il potere, caratteristica fondamentale per godere dei benefici che voi elargite. Questo non va affatto bene, e quindi in queste righe ho avanzato una timida protesta. Purtroppo cadrà nel vuoto, ma è colpa mia: avrei dovuto accorgermi di ciò che avevate intenzione di fare a me ed al mio regalo. Dopotutto perché avreste dovuto dialogare con me quando, senza nessuna remora, avete seppellito viva mia madre, quella signora Verità per la quale io e mio fratello andavamo festeggiati tutti i giorni???

    Firmato, il vostro irrispettoso nemico Diritto

  8. admin ha detto:

    di Alessandro Pasotto

    La mia concezione di sinistra.
    Chi scrive non è un politico, né tanto meno un iscritto ad un partito, ma
    semplicemente un cittadino comune come ce ne sono milioni in Italia forse semplicemente, anzi sicuramente, stanco di tutto ciò che questa società non sa offrire, né a me che ho 55 anni, né tanto meno ai giovani che non vedono nessun futuro o almeno mi rivolgo a quei giovani che si pongono il problema. Provengo da una famiglia di operai e anche io lo sono stato almeno fino a quando non sono andato in mobilità. Da operaio metalmeccanico dove ho iniziato a 16 anni per finire nel dicembre 2005 in una raffineria. Complessivamente ho 36 anni di ininterrotto lavoro e la fabbrica la conosco e conosco anche il mondo sindacale che si trova all’interno delle fabbriche e da dove dal mio modestissimo parere comincia a nascere la crisi dell’operaio in generale e del sindacato di cui anche io, per un brevissimo tempo negli anni 80, ho fatto parte (CGIL) e di conseguenza della sinistra. Viviamo in un periodo paradossale dove molti passi della nostra Costituzione vengono calpestati e altri li si vorrebbero calpestare da un governo che mette al primo posto nella sua agenda politica gli interessi del suo presidente del consiglio Silvio Berlusconi. E tutto questo avviene senza che una adeguata opposizione faccia nulla per arginare questo strapotere che sempre di più dilaga. Senza contare il periodo internazionale che stiamo vivendo che sta portando sempre di più all’esasperazione delle famiglie che non arrivano alla fine del mese per chi ha un lavoro e alla disperazione per chi non lo ha. Io credo che a tutto questo ci sia un perché e mi piacerebbe confrontarmi con chi, dopo aver letto il mio pensiero, avesse la voglia di dirmi dove sbaglio e perché. Dal mio punto di vista tutto nasce dalla fine della guerra fredda tra USA e la vecchia URSS. A quei tempi vi erano due super potenze che cercavano di governare il mondo ognuno per i propri interessi chiaramente, ma esisteva un equilibrio e nessuno andava fuori dal seminato perché c’era chi ti controllava. Adesso una volta rotto questo equilibrio (in politica lo chiamano pesi e contrappesi) una sola super potenza gestisce la politica mondiale. Se questo concetto che ho espresso per la politica estera lo si trasporta in quella italiana lo stesso concetto non cambia. Fino a quando avevamo una sinistra forte, e io personalmente per sinistra forte mi riferisco al PCI di Enrico Berlinguer, i diritti dei cittadini i diritti umani e i diritti della classe operaia erano più salvaguardati. E badate bene quello non era un partito che aveva come aspirazione entrare nella stanza dei bottoni per comandare, ma aveva come primaria ambizione la moralità che oggi non sanno che cosa sia e la salvaguardia di chi stava peggio. Certo qualcuno mi dirà che sono vecchio di idee, che le mie sono convinzioni arcaiche e che in nome del progresso e della fantomatica globalizzazione il passato non può e non deve tornare. Non tutto il passato deve tornare, la storia ci insegna, ma dal passato credo bisogna prendere tutto ciò che di buono ci ha insegnato. Un governo, qualunque esso sia, se non ha una forte e decisa opposizione è destinato a fare solo gli interessi e creare le condizioni lecite e non per rimanere il più a lungo possibile nella stanza dei bottoni. Ormai sono anni che la sinistra né fa opposizione, né tanto meno ha saputo governare quando ha avuto la possibilità. E perché la sinistra è ridotta allo stato attuale?? Anche qua parto da lontano, anche perché le sciagurate decisioni prese in passato si ripercuotono nel presente e nel futuro. Porterò qualche esempio personale a dimostrazione che ciò che penso è dettato da esperienza di vita vissuta. Ho 55 anni e per 7 inizialmente ho fatto il metalmeccanico (negli anni 70) dopodiché altri 27 li ho trascorsi all’interno di una raffineria quindi nel settore petrolifero. In quest’ultima ho avuto una parentesi di sindacalista per la CGIL non andata a buon fine solo perché ero una voce fuori dal coro. Sono sempre stato convinto che nel passato la CGIL sia stata e sia servita da traino per il PCI e per la sinistra in generale. La CGIL di allora era rivolta solo ed esclusivamente a cercare di salvaguardare gli interessi e i diritti dei lavoratori partendo dai salari, alla sicurezza e alla salvaguardia del posto di lavoro. Chiaramente un sindacato forte, un sindacato che conta contrattualmente, trovava consensi nel mondo dei lavoratori ed era conseguenziale che chi c’era dietro al sindacato avesse un consenso politico.La CGIL con la sua forza contrattuale riusciva a tenere uniti i lavoratori nelle fabbriche mentre il PCI riusciva con la sua forte opposizione, dettata dal consenso elettorale, anche a fare cambiare la agenda politica di chi governava. Le cose cominciarono a cambiare quando il sindacato, dagli anni 80 in poi, ha cominciato a cambiare la propria natura politicizzandosi e imborghesendosi sempre di più chiaramente a discapito dei lavoratori, che sentendosi sempre meno rappresentati, hanno perso nel tempo quel punto di riferimento che serviva anche da collante per la sinistra. Chiaramente tutto ciò non avvenne per caso, ma solo perché i poteri forti misero in campo per rompere tutto ciò che si era costruito di positivo per la classe operaia metodi ricattabili per cui il sindacato accettandoli perse il proprio potere contrattuale e di conseguenza la sua credibilità che, inevitabilmente, si è rispecchiata anche su chi c’era dietro al sindacato. Un esempio eclatante capitatomi mentre ero un semplice delegato di reparto, nella mia breve parentesi sindacale, fu che rispetto al contratto nazionale i lavoratori che io rappresentavo avevano una categoria inferiore rispetto a quella che avrebbero dovuto avere.Chiaramente feci una battaglia per fare avere ciò che aspettava alle maestranze. Ma la battaglia non la feci con chi rappresentava l’azienda, ma la dovetti fare col mio referente e responsabile sindacale. Alla fine molto scocciato dalle mie pressioni mi disse che non si potevano rompere certi equilibri che si erano creati all’interno della raffineria. Ma tutto ciò andava a discapito dell’operaio, ma questo non sembrava importasse molto. Infatti dopo poco questa persona che era il referente sindacale, colui che trattava direttamente con la direzione della fabbrica, divenne il segretario provinciale del settore del petrolio. E la stragrande maggioranza dei sindacalisti che contavano all’interno della azienda fecero carriera. Andate adesso nelle fabbriche e domandate agli operai cosa pensano del sindacato…….E questa escalation verso il basso del sindacato ha cominciato a coincidere con la scomparsa di Enrico Berlinguer. E come se non bastasse dopo la morte di Enrico Berlinguer chi prese in mano le redini del partito ha cercato di trasformarlo partendo dalla bolognina di Occhetto, per finire ai giorni nostri con una serie impressionante di cambi di nome di segretari in un susseguirsi di andare alla ricerca di un qualcosa che forse non sanno neanche loro cosa. E tutto questo in nome di un rinnovamento decapitando tutto ciò che i nostri padri erano riusciti a costruire. Come si vede non sempre anzi rinnovare è sinonimo di migliorare. Quello che mi fa rabbia è con tutte le varie analisi che si fanno sulla crisi della sinistra non ho trovato nessuna tesi che si avvicini alla mia. Sento fare da illustri esponenti analisi sociologiche che la gente non capisce, non solo, ma nonostante tutte queste analisi si continua imperterriti ad analizzare. Non si capisce che noi siamo stanchi di vedere la politica fatta al chiuso negli alberghi dove chi può entrare deve essere uno di loro e se non hai il pass non entri. Voglio tornare ad una politica di massa, parlare nelle piazze coinvolgere sempre più gente che si sente emarginata dalla politica. Il sindacato torni a fare il suo lavoro per cui si è istituzionalizzato, che tornino le manifestazioni, gli scioperi senza i quali non si ottengono né migliorie, né conquiste.Voglio una sinistra che si opponga alla guerra come la nostra Costituzione afferma.Con la crisi che abbiamo spendiamo milioni di euro in guerre di cui non vedremo mai la fine, mentre potremmo risanare il paese che è in ginocchio, sia per le politiche sbagliate, sia perché si sperperano quantità di denaro che se spesi con criterio potrebbero risollevare le famiglie che sono ormai al collasso. Voglio una sinistra che metta al primo posto nella sua agenda politica la moralità, siamo stanchi di truffe, ladrocini perpetrati quotidianamente e sempre alle spalle della povera gente. Voglio una sinistra che guardi al futuro alle energie rinnovabili, altro che centrali nucleari. Voglio una sinistra che sia contro la privatizzazione dell’acqua. Voglio una sinistra dove tutte le persone siano uguali pari diritti e doveri senza distinzione del colore della pelle perché dobbiamo capire che dovremo convivere in un paese multietnico e ciò non significa che tutti debbano entrare nel nostro paese, chi lo fa deve sapere che deve sottostare alle nostre leggi e rispettare la nostra Costituzione e chi delinque deve scontare la pena al proprio paese di origine. E soprattutto voglio una sinistra che sia netta nelle scelte che non lasci spiragli ambigui in modo da farsi capire da chi poi è chiamato a darle il voto.Voglio una sinistra che non abbia come scopo primario andare al governo perché se si rincorre questo scopo si corre il rischio, come attualmente è, di costruire un partito che per raccogliere consensi è costretto a cercare alleanze che sono lontane dal nostro pensiero politico e fare la fine dei due governi Prodi. E’ meglio una forte opposizione che un debole governo.Voglio una sinistra che oltre a definirsi laica non lo faccia solo sulla carta, ma che metta in pratica il laicismo soprattutto con il Vaticano il quale è capace attualmente di intervenire, oltre che politicamente, anche affaristicamente nella politica italiana.Voglio una sinistra che si preoccupi di chi sta peggio con aiuti sociali a chi ne ha bisogno.Voglio una sinistra che investa sulla scuola, l’università, sulla ricerca, sul teatro, perché un paese senza cultura è un paese morto, senza prospettive, come quello attuale.Voglio una sinistra che non abbia al proprio interno industriali perché non saranno mai, per costituzionalità, dalla parte dei più deboli.Voglio una sinistra che imponga a chi voglia fare politica la sospensione dell’attività precedente in modo che non possono esserci conflitti di interesse tra politica e affari personali.Potrei continuare ma penso che i punti cardine siano stati toccati per far capire quale è secondo me il concetto di sinistra e se qualche aspetto importante è stato tralasciato credo che si capisca in che modo lo avrei trattato.Oggi non vedo nessun partito che con chiarezza esprima questi concetti che a parer mio sono fondamentali per una crescita di un paese civile.Il PD vuole rastrellare voti ovunque, a destra, al centro e pretenderebbe pure a sinistra, ma sono solo dei folli.I partiti chiamati della sinistra radicale si sono sfilacciati in più partiti per beghe credo più interne e di presunzione che altro forse dimenticando una massima che è stata in passato il nostro slogan e punto di forza: uniti si vince.I vari movimenti che sono nati vedi i grillini, il popolo viola e altri magari meno evidenziati, non sono altro che lo scollamento, il malessere che si è creato tra politica e cittadino.Quello che fa più rabbia è che nessun partito di sinistra riesce a cogliere ciò che la base vorrebbe.Credo che ci sia una verità inconfutabile.Alla sinistra manca un leader, un leader che prenda in mano la situazione, che proponga un progetto politico e che riesca a far si che tutti remino attorno a quel progetto.Ma non vedo assolutamente nulla all’orizzonte, né immediato, né futuro e sono sempre più rassegnato in merito convincendomi però che l’unico modo per uscirne fuori da questa situazione sia una insurrezione popolare alla quale però occorre qualcuno o qualche organizzazione faccia da collante per coadiuvare la massa.

    • laura ha detto:

      è bello che almeno ogni tanto mi vega naturale dire”si compagno “hai ragione, la penso come te e avrei detto le stesse cose di getto come le hai espresse tu alessandro. no sei da solo, nn facciamoci fregare, nn è vero che queste cose nn le pensa più nessuno, vorrebbero isolarci, disperderci, per indebolire la lotta ,ma gli assassini, i corrotti, i mafiosi a capo del potere non hanno capito che la lotta è scritta sotto la nostra pelle! è vero con enrichetto era un’altra cosa ma era anche un momonto storico diverso,dove la nostra costituzione era legge per i partiti politici, anche per i più beceri, non sei rimasto indietro, sono loro quelli del PD che hanno intrapreso la strada della distruzione della sinistra del PCI, lasciamoli andareperchè quelli ormai hanno rinnegato ideali e valori.noi continuiamo a coltivare il nostro sogno.la nostra utopia è quella che ci mantiene vivi!!!!ciao compagno alessandro saluti comunisti a tutti

  9. admin ha detto:

    di Viviana Celano, Castellammare di Stabia (NA)

    Vorrei fare un appunto, una lamentela ,una riflessione, chiamatela come volete, sul polverone sollevato riguardo il licenziamento fatto dalla Fiat a Melfi.

    Premetto che gli operai hanno la mia totale solidarietà, perché ho vissuto la loro situazione nel 2003 e quindi posso capire ciò che stanno vivendo loro e le loro famiglie.

    Nel 2003 lo stabilimento Alenia di Pomigliano D’Arco licenziò 14, dico ben 14, sorveglianti dalla mattina alla sera.

    Io mi chiedo perché quando è successo tutti i sindacati, tutti i politici,
    tutte le personalità che si stanno muovendo, che si stanno indignando per il comportamento della Fiat non hanno fatto lo stesso per l’Alenia ? Dov’ erano a quei tempi ? Quando l’Alenia ha fatto mobbing con quelli che , dopo anni sono riusciti ad entrare, chiudendoli letteralmente in uno sgabuzzino a guardarsi in faccia, senza nemmeno il permesso di andare al bagno, perché non hanno gridato VERGOGNA come stanno facendo adesso !!!!

    Mio marito ed un suo collega stanno ancora pagando per quello che il tribunale ha letteralmente definito ” UN FATTO OCCULTO DELL’AZIENDA “.

    Mio marito ed il collega hanno vinto la causa penale “PER NON AVER COMMESSO IL FATTO ” ma ha perso l’appello della causa civile perché il giudice ha interpretato la sentenza ” PER MANCANZA DI PROVE “.

    Ditemi , a prescindere se il licenziamento fosse o no giusto, non è questa la questione, perché nessuno si è interessato di 14 persone ed ora sta succedendo un putiferio per 3 ?

    Grazie per avermi letto

    VIVIANA CELANO

  10. admin ha detto:

    di Adriano Santato, Galluccio (CE)

    Io ho da dire la mia.
    Ho quasi trentasei anni e non lavoro, non mi fanno lavorare.
    Da quando avevo diciotto anni, nel 92, facendo molti colloqui mi rispondevano che cercavano gente esperta (MA NESSUNO ME LA FACEVA FARE L ESPERIENZA) quando arrivo a venticinque anni, cominciavano a dire che cercavano gente fino a ventidue anni per quei contratti agevolati e altri che cercavano gente altamente specializzati e mai nessuno che mi mette alla prova, per vedere quello che so fare esperienza che ho fatto per conto mio ma niente di ufficiale visto che nessuno mi fa lavorare (sono quasi venti ani che faccio assistenza informatica in nero) se non è esperienza vent’ anni. adesso mi ritrovo a 36 anni (compio a settembre prossimo) con solo circa due anni di lavoro ufficiale trovato tramite conoscenze, in materia non mia ma andava bene lo stesso, poi ebbi un infortunio al piede (un muletto m passò sul piede e secondo ospedale di cassino ero guaribile in 5 giorni e secondo inail dopo 3 mesi, ma sono passati circa 9 anni e ho ancora qualche doloretto in tanto in tanto) cosa dovrei fare una strage o andare a rubare?

  11. admin ha detto:

    di Cristina Del Veneziano

    I NUOVI SCHIAVI
    Avariati brandelli di quotidianità sagomano l’esistenza in questa deleteria società, dove pare non vi sia scampo per i buoni, ne per gli onesti. Strade piacevolmente brevi e spianate, contornate dall’ombra degli alberi in fiore, emananti soavi essenze durante una maestosa giornata di primavera… non sono a loro destinate.
    Li attendono invece interminabili ore di fetore ove passare tra angusti e cedenti varchi, farciti da collanti burocratici, muri di gomma ed illusorie vie d’uscita…
    Saettati in un inarrivabile stile pubblicitario, dove le versioni standardizzate dell’umano approccio, allontanano la sempre più silenziosa voce propria, nei vicoli delle frustrazioni.Schiavi del denaro, produttori per l’avidità altrui, schiavi del consumo derivato dal vampirismo delle risorse, delle ricche terre dei più poveri.
    Schiavi di un’ignoranza che sempre più è un’autodifesa, schiavi di un lavoro che rifugge spesso la contemplazione dei mondi che ci abitano.
    Schiavi di ciò che schiavizza.
    Schiavi di un Dio imprigionato nella parola degli uomini meri
    Schiavi del tempo da cui si fugge, dal tempo rincorso e sfuggito.
    Gli schiavi del tempo che solo hanno il domani.
    E’ il tempo in cui la rabbia e la paura sono strumenti di potere, dove la divisione tra i popoli, razze e culture, ceti e diversità sono alla base della gestione dei popoli, è forse il tempo in cui il famigerato velo di Maya ricopre le nostre cieche fragilità, il tempo in cui è la menzogna a fecondare le verità.
    E’ il tempo in cui il malessere è frutto di un benessere sleale ed irrequieto, dove voracità, superiorità, arroganza raccolgono i frutti migliori, dove gli schiavi hanno catene emotive…
    E’ il tempo in cui l’oppressione, l’intimidazione, è distribuita nel tempo, silenziosa e graduale evitando così le fiamme di una rivolta popolare è giunto il tempo in cui le parole parlano di sole parole, ed il respiro si ferma in un tremito di speranza.
    Schiavi della speranza, tra le dita una moneta da 20 centesimi, pronta a grattar via zavorre esistenziali, ed a cancellare queste nere righe precipitate su di un bianco nulla.

  12. admin ha detto:

    di Erika Fontana, Manziana (RM)

    Lavoratori di tutto il mondo spezzate le vostre catene!
    Potremmo andare avanti con una serie di frasi come queste : la schiavitù è stata abolita da secoli, il lavoro in fabbrica ormai è tutelato, siamo in un paese civile…ti pare che possa succedere, c’è stato il 68, si è lottato anche per i diritti dei lavoratori!!! Ecc..ecc..
    Invece eccoci qui, con più di 30 anni senza fisso lavoro e quando lo si trova, bisogna anche dire grazie di essere malpagati e sfruttati e obbligati a leccare i piedi a capi imbecilli che non possiedono la laurea ma sentono il diritto di trattarti come l’ultimo scemo sulla Terra… perché tanto se non vuoi lavorare a queste condizioni, come te, ce ne sono tanti altri che vorrebbero il tuo posticino di m…a!!
    E allora ci si scatena per salvare l’imprenditore ( il lavoratore non viene incluso, ovvio) e subentrano contratti incredibili di cui si ignorava l’esistenza o se ne vagheggiava nelle leggende metropolitane, come ad esempio “a progetto” “stagista” Cococo…qualcosa”… E quando poi, ti costringono ad aprire la partita iva risultando un falso collaboratore che per le sue prestazioni occasionali (e cioè: otto ore lavorative tutti i giorni, con sabato spesso incluso a 900 euro,) non può occasionalmente presentarsi a lavoro, bensì deve essere presente tutti i giorni e beccarsi anche i cazziatoni sebbene sia un collaboratore e non un impiegato…bhè tutto ciò fa rimpiangere il lavoro da operatore ecologico…che anche lì per entrare bisogna avere un santo in Paradiso, tanto…come si dice sempre nelle frasi consuete…in Italia funziona così!!!
    Ma certo, continuiamo a far lavorare i truffaldini, la gente che meriterebbe il carcere ed invece occupa anche cariche importanti, però a questo punto, non diteci che siamo dei mammoni, perché vi assicuro che se avessimo un lavoro con la nostra laurea, non vivremmo certo con i genitori!!
    Senza contare l’handicap di essere una DONNA!!Eh già perché la visione italica della donna è quella di madre o meretrice, ma lavoratrice non sfiora nemmeno l’anticamera del cervello!
    Per ciò ecco le domande di rito ai colloqui di lavoro: “Hai Figli? Sei Sposata? Sei Fidanzata? Ma quanto fidanzata?Hai cani ed handicappati da accudire?
    Alla faccia delle pari opportunità…il femminismo lo abbiamo visto solo in fotografia a quanto sembra!!!Ma d’altro canto, come possiamo pensare ad un’idea diversa della donna se in televisione lo stereotipo è quello della bella ma scema muta e nuda!!
    E’ ora di dire basta a tutto ciò, INKAZZIAMOCI!!E soprattutto rendiamoci conto che non possiamo pensare sempre e solo a noi stessi, perché abbiamo o avremo dei figli in questo mondo che così com’è…c’è da sperare solo che finisca davvero nel 2012, perché sta vincendo l’ignoranza, l’arroganza, la maleducazione e l’inganno!
    Basta con programmi stupidi in televisione e gente cretina che non sa fare nulla… non solo in tv ma anche negli altri settori, basta la raccomandazione… Basta con questi sistemi mafiosi, perché la mentalità italiana è diventata ancora di più mafiosa!

  13. admin ha detto:

    di Stefano Lollai

    Siamo in una Fattoria degli Animali ma non ce ne eravamo accorti.
    Che l’Italia viva un momento difficile è sotto gli occhi di tutti, non solo per l’economia ma anche per il suo decadimento etico e culturale.
    Autori del passato hanno spesso mostrato lungimiranza sorprendente nel prevedere avvenimenti del futuro. Orwell con l’opera “1984”, non solo aveva immaginato l’avvento del Grande Fratello (passatemi l’ironia), ma anche, e davvero in modo preciso e sorprendente (come si mostra nel racconto del seguito), molte altre vicende, incredibilmente simili a quelle dell’Italia dei nostri giorni.
    Nella sua “Fattoria degli Animali”, immagina infatti che gli Animali, stanchi della schiavitù all’uomo-padrone, si ribellino e, ingenuamente, affidino le loro sorti allo spregiudicato maiale Napoleone che, con promesse di libertà, li riduce in realtà in uno stato di schiavitù ancora peggiore.
    La nota, liberamente ispirata all’opera, non è solo quindi fantasia, ma anche un resoconto incredibilmente fedele della nostra cronaca recente….
    Il messaggio è rivolto a tutti coloro che sono convinti della necessità che ci voglia più correttezza nell’informazione, più cultura e soprattutto più etica nella nostra politica….
    Il racconto inizia con presa (e riconferma) del potere di Napoleone sugli animali:
    “Con i cani al seguito (come guardie del corpo) Napoleone salì sulla piattaforma (ricordate il Discorso del Predellino?) e proclamò che dal quel momento il Consiglio Domenicale (si può identificare col nostro Parlamento) non si sarebbe più tenuto. Non aveva utilità, affermò, ed era solo una perdita di tempo.
    Uno comitato da lui stesso presieduto, avrebbe deciso sulla gestione della Fattoria (leggi l’Italia come azienda). Si sarebbero riuniti in privato, nella residenza padronale (!) comunicando poi le loro delibere.
    Gli animali avrebbero comunque fatto delle adunanze …per salutare la bandiera (l’autore si riferisce forse al simbolo di Napoleone, che ricorda la bandiera italiana) e ricevere gli ordini…ma non ci sarebbero più stati dibattiti.
    La strategia di Napoleone era straordinariamente elementare ma efficace: aveva costruito artificialmente dei nemici agli occhi degli altri animali (!) e si avvaleva di abili portavoce ed incaricati per trasmettere e spiegare le sue decisioni e mettere in guardia i buoni animali perché non si facessero travisare dal nemico. In questo eccelleva Spiffero, il capogruppo dei suoi strilloni. Il nemico, veniva descritto agli animali come colpevole di ogni insuccesso e di malefici, infestava aria e acqua ed era responsabile di pericoli e misfatti di ogni tipo (e perfino capace di bollire i bambini!).
    Una mattina Napoleone annunciò di avere cambiato orientamento (incominciava ad essere frainteso). La fattoria avrebbe intrattenuto dei rapporti di affari (a lui congeniali). I portavoce andarono in giro per tranquillizzare gli animali e assicurare che questa ed altre temute mozioni conseguenti non erano mai state approvate e neppure mai pensate (Napoleone era ancora evidentemente stato frainteso). Erano solo fantasie originate dalle menzogne messe in giro dal nemico e Spiffero abilmente insinuava:
    “Non volete mica che torni Jones?” riferendosi al vecchio proprietario umano della fattoria (che per il nostro racconto possiamo identificare col precedente premier).
    Spesso però agli animali sembrava di ricordare che un tempo erano state votate mozioni e leggi che poi avevano avuto eccezioni, ma ancora una volta i portavoce (di sicuro aiutati dalle televisioni) riuscivano a convincerli del contrario e che le cose, in fondo, non stavano così.
    Riguardo ad una mozione su certe attività della fattoria, particolarmente attesa dagli animali, ma non ancora attuata, i portavoce spiegarono loro che in realtà Napoleone non era mai stato contrario (era stato quindi ancora una volta frainteso)…ed anzi era stato lui a farsene promotore fin dall’inizio. Napoleone aveva sempre ragione, ovviamente, e divenne quindi una regola attribuire al nemico tutto ciò
    che andava storto. I portavoce (in televisione) leggevano serie di numeri e proclami da cui risultava che la produzione di ogni tipo di genere nella fattoria era in realtà aumentata (compreso il settore manifatturiero delle scarpe, come di recente) nonostante la crisi e nonostante chi remava sempre contro.
    Nello stesso periodo gli animali ebbero però la consapevolezza precisa di qualcosa che avevano sempre avuto poco chiara e solo sospettato: che Napoleone modificasse a suo favore le leggi! Una mattina, ai piedi della parete del granaio su cui erano stati scritti i Comandamenti della Fattoria, era stata vista una scala spezzata e, accanto ad essa, ancora a terra e stordito, era caduto Spiffero, il capogruppo, con accanto un barattolo rovesciato di vernice…era evidente ora che il loro sospetto era fondato, ma non tutti gli animali avevano dato il giusto peso al fatto.
    Qualche tempo dopo, rileggendo i Comandamenti, solo qualcuno notò che erano stati cambiati a favore di Napoleone.Quando erano state originariamente formulate le leggi della fattoria degli Animali, anche i limiti di età per la pensione erano stati fissati con l’accordo di tutti…
    Ci si era accordati su pensioni generose ma, ultimamente era stato perfino ritenuto necessario provvedere per le razioni di cibo.
    Comunque, si diceva, in confronto ai tempi andati il miglioramento c’era di sicuro. Un giorno dalla casa di Napoleone nella fattoria giunse un gran clamore di voci: dopo la abbondante cena, al momento del dolce, era scoppiata una lite violenta: urla, pugni sul tavolo…
    Napoleone ed un suo alleato, poco raccomandabile, avevano giocato entrambi, simultaneamente, l’asso di picche…(Tutto era evidente ora, anche se troppo tardi, e tutto era compromesso, nonostante il Patto della Crostata!)…”
    Fuori dalla metafora, nonostante la nota sia solo ispirata al racconto di Orwell, trama e situazioni descritte lo ricalcano quasi alla lettera il racconto. I modi per intorpidire le coscienze ed esautorare la democrazia sono straordinariamente elementari e conosciuti ma purtroppo si ripetono, sempre con successo, nonostante tutto.
    La rilettura del racconto originale dà la triste consapevolezza di quanto la nostra cronaca recente gli sia vicina…

  14. sergio ha detto:

    Bravo Stefano, sempre il primo… a farci conoscere le canzoni di De Andrè e ad avere l’intelligenza ed il coraggio di parlare di Pasolini all’esame di matuirità.

  15. ho votato un solo pezzo quello dei diritti e dei doveri. Articolo che per come la penso ha centrato il problema che abbiamo in Italia. questo governo fa di tutto per gestirli a suo comodo e di riflesso i più furbi o deboli a seconda di quello che si parla ci fa dimenticare la realtà.

  16. erika ha detto:

    Grazie per averci lasciato uno spazio per dire la nostra!Spero non finisca qui al fine di migliorare la situazione!
    Erika

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