“Lettera aperta” (a tutti)

Pubblicato: marzo 8, 2010 in POST
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E’ da un po che pesa sul mio cuore una sensazione oppressiva.
Mi vergogno come donna, perché da un lato il “premier” ci tratta come degli orpelli: valiamo se siamo giovani, belle e “appetibili” dal punto di vista sessuale. Mi vergogno come donna, perché ci sono donne che accettano questa visione, che accettano di passare per oggetti sessuali perché così “si fa carriera”
Mi vergogno come ex volontaria per il 118, perché viene denigrato, violentato, umiliato tutto il lavoro dei volontari a causa di indegne persone che “stanno ai piani alti” e che, con i volontari non hanno nulla a che vedere.
Mi vergogno a dire che sono cattolica, perché gli “alti papaveri” mettono le mani in pasta sulla politica italiana, stravolgendo il ruolo che DEVE avere un vero cattolico. Allo stesso modo la politica si approfitta dei cattolici per dire o, ancora peggio fare (ricordo solo l’operazione del comune lombardo “White Christmas”). Non posso, in coscienza, non capire le ragioni che portano all’odio verso il mio Credo Però fanno male, perché quello non è VERO Cattolicesimo. Un Credo, qualsiasi Credo religioso, sopratutto in una Nazione che si definisce” Laica”, DEVE stare fuori dalla politica.
Mi vergogno nel sentire apostrofare chiunque vada contro come “viscido comunista”. Per le mie idee, io sono COMUNISTA, io sono una Berlinguerniana. Eppure provo vergogna, non per la mia persona, ma per tutte le persone che vengono “definite” con un disprezzo inumano tali solo perché dicono “non sono d’accordo” o ancor peggio, perché fanno il loro semplice dovere: che vengano da destra o da sinistra o da centro come orientamento politico, che siano magistrati, giornalisti, giudici, esperti, premi nobel, non importa ciò che pensano, l’unica cosa che “importa” è che si oppongano al governo.
Mi vergogno di dire che abito nel nord Italia e che per metà sono Piemontese: perché su al nord c’è la Lega. Per cui, se abiti al nord sei automaticamente leghista e quindi “complice”di tutte le loro nefandezze.
Mi vergogno di dire che sono, per l’altra metà calabro/sicula, e tutti i meridionali…Beh sapete bene quali epiteti danno ai meridionali.
Mi vergogno di dire che sono un’ammalata cronica, un invalida in situazione di gravità, perché sento, sia coloro che “dovrebbero” governarci, sia in larga fetta i miei compatrioti, che siamo “fannulloni”, che son tutte “balle”, che non vogliono “sanguisughe” alle spalle, anche se a noi invalidi costa e costa molto dire e chiedere.
Mi vergogno di dire di essere italiana, perché gli italiano sono un “popolo di stronzi che accetta la dittatura”…quella passata e quella presente, anche se mi oppongo con tutto il mio essere contro questo regime fondato sui “media”
Mi vergogno di essere italiana, quando vedo cittadini italiani, che, indossando una divisa, caricano, picchiano, anzi meglio, manganellano altri cittadini italiano che protestano pacificamente solo per aver Giustizia
Mi vergogno perché mio marito, pur essendo un semplice operaio ha (ringraziando il Cielo) ancora il lavoro.
Mi vergogno quando, tra tutte le disgrazie, mie e degli altri, posso dire “a me è andata bene…” E questo è TERRIBILE: vergognarsi se, pur tra mille sfighe riesco a pensare “io l’ho sfangata, riesco ad essere da quel punto ancora “fortunata”…
Mi vergogno e piango
Sono tante le cose di cui mi fanno vergognare, le stesse che mi scaldavano (e mi scaldano tutt’ora, nella solitudine) il cuore e lo spirito…Pensieri e “appartenenze” che portavo e tutt’ora cerco di portare a testa alta.
A questo siamo stati ridotti…A vergognarci di cose per cui MAI avremmo provato un simile sentimento.

Mi viene in mente la Poesia di Levi

Se Questo è un Uomo
“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.”

(Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1976, p.1)

Così come questo non è un regime “sui generis” anche il “lager” che ci hanno costruito attorno, è fatto solo di parole.
Parole dure che invadono come una cancrena TUTTO il mio popolo
Come diceva Mohandas Karamchand Gandhi, detto Mahatma

“L’unico tiranno che accetto in questo mondo e’ la voce silenziosa dentro di me.”

La parte viva, orgogliosa delle cose belle, buone e giuste che rendono me fiera cittadina italiana, ci sono ancora. Ancora c’è gran parte di me che segue le parole del Mahatma Gandhi. Ma stanno riuscendo a “distruggere” tutte le cose che mi rendono fiera, che mi rendono orgogliosa della lunga e ricchissima, storia italica della mia Nazione.
Per l’ultimo periodo della mia vita (so già che non avrò una vita lunga, o per lo meno di una “normale” durata)
La stanchezza è enorme…Sia fisica, ma sopratutto mentale.
“Ringrazio” coloro che hanno smantellato pezzo per pezzo tutto ciò che mi rendeva fiera e che mi aiutava, anche se troppo spesso col solo ricordo, ad andare avanti anche se la vita mi mette a dura prova.
Ma, sopratutto, chiedo a tutti Voi che leggete e che provate a reagire coi pochi mezzi che abbiamo, di far crollare questo “lager” di parole, invisibile ma ben evidente.
Non fate lo stesso errore che fanno i “potenti” siano chi siano.
Sempre citando l’Uomo che è un esempio di vita per me, umilmente vi ricordo che non è con la violenza che si annienta il “nemico”
“Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne e’ nessuna per cui sarei disposto ad uccidere.”
Perdonate questo mio “sfogo”, ma è lo strazio per le immagini che ho visto, per le notizie che sento, per tutte vittime ogni giorno colpite dalle meschinità più assurde, che qui in Italia accadono.
Le difficoltà fan parte della Vita, ma quelle ho imparato ad accettarle.
Ma quelle che vedo nella nostra Nazione, non sono difficoltà di vita e mi pesa sul cuore una grande sofferenza.
Non per me, che sono oramai al tramonto della mia vita, ma per gli ideali miei e di molti, per la mia Fede che condivido con molti altri, ma sopratutto per la MIA Nazione, mia e di tutto coloro che la amano…

Jani


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